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Sentinella del mare

Una domenica pomeriggio, dopo una mattinata di pioggia, tuoni e lampi, ho deciso di andare ad esplorare il vecchio faro abbandonato di Fiumicino. Nel cielo erano rimasti grossi nuvoloni densi di acqua, da cui ogni tanto si affacciavano timidi raggi di sole. Un cielo così, per chi ama fotografare, è perfetto e accattivante e lo è ancora di più se il soggetto è una faro abbandonato!!!

Il faro, un simbolo di sicurezza e protezione

Non riesco a pensare a nessun altro edificio costruito dall’uomo che sia altruistico quanto un faro. Sono stati costruiti solo per servire.
(George Bernard Shaw)

Il faro è un punto fermo. Anche se nascosto dalle nuvole nelle notti tempestose o immerso nella nebbia, la sua luce è sempre lì, come una stella, ad illuminare il mare attraverso la sua lente di cristallo.

L’immagine del faro è stata sempre avvolta da un’aura di romanticismo, poesia, malinconia e fascino. Pittori, scrittori e poeti lo hanno dipinto e raccontato attraverso innumerevoli metafore.

Per alcuni era la luce che indicava la via corretta da seguire lontano da tentazioni e da scelte sbagliate, per altri l’amore che riempiva e illuminava l’animo dell’uomo.

Senza la sua luce, il navigante perdeva l’orientamento, non riusciva ad uscire dal mare in burrasca per raggiungere un porto sicuro e per sentirsi protetto.

Il guardiano del faro

Non esiste faro senza guardiano. Nell’immaginario collettivo, il custode del faro è stato sempre considerato una figura poetica e malinconica. Un uomo che ha scelto di vivere in solitudine, lontano dalla ritmo incalzante della quotidianità e a contatto diretto con la natura, per godere tutti i giorni della brezza del mare, dei tramonti dalla sua lanterna, di cieli tempestosi e di mari in burrasca.

Un tempo il guardiano si occupava di mantenere sempre accesa e ben visibile la luce del suo faro, pulendo quotidianamente le lenti, necessarie per incrementare la luminosità della lampada. La stanza della lanterna doveva essere sempre splendente perchè era ciò che avvistavano i naviganti da lontano e a cui affidavano le loro rotte di navigazione! Nel caso di nebbia molto fitta accendeva una sirena aggiungendo alla luce anche un messaggio sonoro. Era sempre pronto e previdente, rassicurante per chi si fosse trovato in mare.

Oggi la tecnologia ha pian piano ridotto il lavoro del guardiano del faro. Alcuni siti, quelli più difficili da raggiungere, sono stati automatizzati riducendo di molto il numero dei custodi impiegati nei fari.

Il vecchio faro di Fiumicino

Il faro è situato sulla foce del Tevere, nel quartiere di Fiumara Grande che si trova nella parte più a sud di Fiumicino, un comune sul litorale romano. Questa zona è stata popolata tanti anni fa da coloro che lavoravano lungo il fiume e a contatto con il mare, in primis i pescatori. Le loro case erano delle vere e proprie palafitte di legno per scongiurare i pericoli di allagamento dovuti alle frequenti piene del Tevere. Addentrandosi all’interno del quartiere, si possono vedere ancora alcuni esempi di queste abitazioni.

L’ultimo tratto di strada prosegue parallela al fiume e piano piano la vista si apre sull’imponente e affascinante vecchio faro che svetta tra i bilancioni dei pescatori con le reti sospese a qualche metro dall’acqua, protetto da strutture in cemento chiamate tetrapodi (strutture di protezione contro le mareggiate e le erosioni del mare). 

La costruzione del faro risale al 1946 dopo che la struttura precedente fu distrutta e bombardata durante la seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche.

Nel 1971 l’edificio e’ stato ritenuto pericolante e per questo abbandonato, lasciando che tutta l’area intorno al faro subisse la stessa sorte.

All’interno del faro

Il faro di Fiumicino si trova in condizioni di gravissimo pericolo di crollo. Le numerose e violente mareggiate hanno eroso la scogliera di protezione e l’acqua si è insinuata tra le fondamenta della struttura.

E’ alto circa 32 metri, al piano terra si possono intravedere alcune stanze che appartenevano all’abitazione del guardiano, ora in parte transennate. Al centro parte una scala a chiocciola di 200 gradini che arriva fino alla stanza della lanterna sulla sommità dell’edificio, ora ovviamente priva di tutti gli ingranaggi e delle lenti.

Salendo i gradini, si possono notare i muri interni della torre, piuttosto rovinati, con molte scritte e qualche murales. Si incontrano ogni tanto delle finestre con un vista che si fa sempre più interessante man mano che ci si avvicina alla sommità.

Arrivando in cima alla torre, la vista è a 360 gradi. Da una parte, il mare, una distesa di onde selvagge che si infrangono spumeggianti sugli scogli sotto al faro. Nella parte opposta il piccolo borgo di pescatori che, nonostante sia circondato da elementi di degrado, conserva ancora il suo fascino con i suoi trabucchi e le sue reti.

Il vento fresco, che sa di salsedine e di pioggia, è abbastanza forte da minacciare il mio equilibrio (minato anche dall’altezza del faro!!) e quindi mi appoggio al muro interno della terrazza e chiudo gli occhi. Per alcuni istanti mi lascio accarezzare da questo primo vento autunnale che suscita in me una bellissima sensazione di libertà e leggerezza.

In un posto abbandonato non poteva mancare un po’ di street art.  Molti tetrapodi appoggiati vicino al faro in prossimità del mare, sono stati colorati e scritti.

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