Borghi e monumenti abbandonati

Forglieta, un borgo dimenticato

Vista la temperatura fantastica di domenica, tipica delle prime giornate autunnali, ho deciso di partire per un’escursione con destinazione Arpino, un comune della provincia di Frosinone famoso per essere il paese natale di Cicerone.

Questa volta mi ha fatto compagnia un goloso accompagnatore, mio figlio Andrea, che ha accettato di seguirmi in cambio di un invito a pranzo per assaporare le prelibatezze culinarie che offre questa zona.

Seguendo ogni mio passo e rimanendo meravigliato e incuriosito da tutto quello che lo circondava, ha provato a fare qualche piccolo scatto fotografico anche lui!!!

Prima tappa

Lasciata l’autostrada a Ceprano, ci siamo inoltrati verso l’interno della Ciociaria percorrendo delle stradine di campagna, attraversando piccoli paesi rurali fino ad arrivare alla prima meta della nostra escursione: Forglieta.

Forglieta è un borghetto abbandonato arroccato su una collina circondata da ulivi, alberi da frutto e alberi di noci.

Da lì, la vista si apre sulle gole del fiume Melfa e sulle cime dei monti circostanti.

Il borgo abbandonato

Il borgo è stato abbandonato intorno agli anni 70.

Gli abitanti iniziarono a trasferirsi progressivamente nei centri abitati più grandi e ben collegati alla ricerca di maggiori opportunità. Così, oltre alle case e alle botteghe, anche la piccola scuola, che riceveva i bambini dalle campagne vicine, fu chiusa.

Il borgo è così rimasto avvolto nel silenzio, dimenticato e piano piano andato in rovina.

Dopo alcuni scalini ed un ampio arco d’ingresso, strutture che sono rimaste intatte perché vicine all’unica casa ristrutturata ed abitata, si accede al vero e proprio borgo abbandonato.

Le abitazioni, tutte in pietra, sono per la maggior parte chiuse. Alcune hanno il solaio crollato con le travi spezzate e pericolosamente instabili.

Lungo il vicolo principale troviamo allineate le porte di legno delle case, alcune con il portale in marmo ben conservato e altre rotte e semi aperte che lasciano intravedere l’interno buio e occupato oramai solo dalla vegetazione.

Vegetazione che avvolge ogni cosa, ma rende il borgo in pietra ancora più bello e caratteristico.

Visto che insieme a me c’era un piccolo esploratore ancora inesperto, non sono entrata nei pertugi più nascosti e difficili da perlustrare.

Antiche tradizioni rurali

E’ bastato comunque passeggiare tra queste mura diroccate, fare capolino dentro qualche fessura o finestra aperta per respirare il silenzio ed il fascino di un antico borgo abbandonato e delle sue antiche tradizioni rurali. 

All’interno la vita era scandita dal passare lento del tempo e dai ritmi della campagna.

Mi piace immaginarlo come un borgo vivo, dove gli abitanti erano tutti impegnati in attività al servizio della propria comunità, condividendo tutto e aiutandosi a vicenda. Erano per lo più contadini o pastori e la terra era la loro principale fonte di vita.

Penso ai bambini in quella piccola scuola che, al suono della campanella di uscita, si dirigevano a piedi verso le loro case nelle campagne circostanti in qualsiasi condizione meteorologica.

I bambini del paese rimanevano a giocare fuori per le stradine come se fosse casa loro, senza pericoli, sotto lo sguardo attento della propria o di un’altra mamma, perchè facevano parte di un’unica grande famiglia.

Sicuramente nelle panchine di pietra a ridosso delle mura delle abitazioni, le persone anziane conversavano sui fatti accaduti nei paesini limitrofi e sull’uscio di casa le donne chiacchieravano tra loro in attesa del rientro dei propri mariti dal lavoro.

Chiudendo gli occhi provo ad immaginare di sentire gli odori delle pietanze cucinate con i prodotti della terra, il pane appena sfornato, nonchè i rumori delle stoviglie e degli utensili provenienti dalle finestre affacciate sugli stretti vicoli del borgo.

Questo pensiero mi catapulta improvvisamente nei miei ricordi d’infanzia quando andavamo al paese per le feste, specie quelle natalizie.

Mentre giocavo con i miei cugini nel corridoio di casa, ci raggiungevano l’odore irresistibile dell’arrosto, del ragù, o di una crostata in forno. 

Anche i rumori della cucina sono ricordi rimasti indelebili nella mia mente: il tintinnio dei coperti delle pentole mentre si controllava la cottura del sugo, quello dei bicchieri e delle posate mentre mia madre e mia nonna apparecchiavano chiacchierando e commentando gli eventi del paese.

Storie che andranno perdute…

La vita dei piccoli borghi, più tranquilla e vivibile, fatta di tradizioni, storie raccontate e sapori antichi, è stata piano piano sostituita da quella frenetica delle città dove la gente, arrabbiata e insoddisfatta, è sempre di corsa, poco attenta alle esigenze altrui dimenticandosi perfino di salutare e di ridere.

E’ quello che è successo a Forglieta, dove piano piano, il vociare nei vicoli , le risate dei bambini, il suono della campanella sono diventati sempre più ovattati fino a spegnersi definitivamente.

In attesa della seconda tappa…

All’uscita, prima di rimetterci in macchina per la tappa successiva tra le terre di Cicerone (che racconterò nel prossimo articolo), abbiamo preso d’assalto gli alberi da frutto che circondano il borgo.

Il mio piccolo esploratore goloso ha fatto incetta di noci e fichi (anche di qualche cachi però non troppo maturo!) che abbiamo mangiato e gustato seduti su di un muretto, all’ombra di uno dei tanti ulivi presenti nel cortile davanti al borgo.

quello che è rimasto del raccolto!!!
Il mo piccolo e goloso esploratore

Vi lascio con un video del borgo di Forglieta (di ArcheoDigital S.r.l.s) visto da un drone.

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