Angoli fuori dal tempo

Storia e natura: Acropoli di Arpino e la Grande Cascata

Arpino

Ci eravamo lasciati al borgo abbandonato di Forglieta (qui potete trovare il link all’articolo ‘Froglieta, un borgo abbandonato’), prima tappa della gita domenicale in Ciociaria, nella terra natale di Cicerone.

Dopo avere mangiato gli ultimi fichi raccolti fuori dal borgo, risaliamo in macchina per dirigerci verso la seconda meta della giornata: Arpino e la sua Acropoli.
La strada che da Forglieta arriva fino al centro di Arpino è molto panoramica. Durante tutto il tragitto ci accompagnano distese di uliveti e vigneti e avvicinandosi al paese, sentiamo suonare le campane per la messa di mezzogiorno. Per arrivare al sito archeologico si passa per le viuzze strette del borgo e attraversando la piazza del Municipio, veramente molto carina, si può vedere la statua bronzea di Cicerone.
Usciti dal paese, dopo alcuni tornanti, si arriva all’Acropoli, detta anche Civitavecchia, nucleo centrale dell’originaria Arpino.

Acropoli di Civitavecchia 

Ci troviamo a 627 metri di altezza su di una collinetta che domina tutta la valle del Liri, avvolta in un silenzio riposante.

Da subito si possono vedere le mura poligonali lunghe circa 3 chilometri (poligonali per la forma che presentano gli enormi massi, sovrapposti l’uno sull’altro ad incastro senza calce), da cui svetta la torre di Cicerone che in realtà fa parte dei resti di un castello medievale, attorno al quale si sviluppò il piccolo borgo. Un borgo anch’esso semi abbandonato.

Borgo di Civitavecchia visto dalla torre di Cicerone
Arpino visto dall'Acropoli

L’acropoli è considerata uno dei siti archeologici più importanti dell’architettura megalitica del Lazio (strutture realizzate a secco, con enormi blocchi di roccia calcarea) risalente, secondo alcuni, in piena età del ferro, VIII/VII secolo a.C.

Allo stesso periodo risale anche l’arco a sesto acuto che si trova in una delle due entrate del sito. E’ chiamato anche a sesto volsco perchè la sua struttura è attribuita all’antico popolo dei Volsci. Si dice sia l’unico esemplare rimasto attualmente in Italia.

Entrando, l’atmosfera è rilassante, silenziosa, intima, quasi zen. E’ proprio un angolo fuori dal tempo!!!

Tutto è ben curato e ordinato. La torre sorge nella parte più alta del sito in un giardino verdissimo con numerosi ulivi che contribuiscono a rendere questo luogo ancora di più un’oasi di pace.

Dalle mura ciclopiche che circondano la torre,  si vede tutta la vallata e la città di Arpino. All’interno del borgo si può passeggiare tra i suoi vicoli incontrando due chiese purtroppo chiuse. 

Dopo la passeggiata nell’Acropoli, visto che il mio piccolo esploratore goloso reclamava giustamente il pranzo che gli avevo promesso, ci dirigiamo verso il ristorante che si trova proprio sotto la torre e in cui abbiamo mangiato molto bene.

E’ un ristorante con un parco molto grande, adattissimo ai bambini che dopo la visita ‘culturale’, possono correre e giocare liberamente con tanti giochi. (Il ristorante si chiama I giardini dell’Acropoli).

Cascate dell’Isola del Liri

Tornando verso Roma siamo passati per l’Isola del Liri, che sicuramente molti di voi conoscono, e ci siamo fermati ad osservare le spettacolari cascate del fiume Liri, le cui acque ‘non trovano più la terra e sprofondano, facendo rumore’. 

E’ l’unica cascata in Italia a cadere in pieno centro storico.

L’effetto visivo è fantastico. Tutta la scena si riflette perfettamente nelle acque del fiume Liri: a sinistra il Castello Boncompagni, subito dopo la cascata che scorre vicinissimo e sulla destra il municipio e l’ex feltrificio Ippolito & Pisani.

Quest’ultimo edificio ha sfruttato l’energia della cascata per molti anni, rivestendo un ruolo importante economicamente per tutta l’area circostante.

Durante i weekend è possibile accedervi sia per visitare la Galleria Eustacchio Pisani, che ospita spesso mostre d’arte e fotografia, che per raggiungere il terrazzo panoramico che affaccia proprio sotto la cascata. 

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