Street art

Bellezza e grinta tra degrado e abbandono

Finalmente si ricomincia

Questi sono i posti che piacciono a me, dimenticati da molti, ma non da tutti.

Luoghi in cui entro in armonia con tutto ciò che mi circonda, lasciando alle mie spalle quello che non comprendo, che mi infastidisce , la fretta, il tempo che scorre veloce, sempre….troppo!

Qui il tempo invece si ferma, anzi me ne concede di più, per osservare, scoprire, fotografare e lasciarmi meravigliare.

Era da molto che non entravo in una fabbrica abbandonata tra soffitti crollati, aperture sui muri, resti di una vita lavorativa che oramai è solo un lontano ricordo. 

Il ‘Welcome’ di Qwerty, che in questo luogo ha lasciato altri messaggi di bellezza e rispetto, mi ha subito messa a mio agio.

Fabbrica abbandonata alle porte di Roma

Un incendio molti anni fa ha distrutto una parte di questa fabbrica, rendendo gli ambienti ancora più suggestivi. 
Sono spazi molto bui, scuri, con muri crollati e tanti calcinacci, ma nonostante tutto, Andy Candy è riuscito ad ispirarsi e a regalarci un tocco di colore per contrastare il nero lasciato dai fumi e dalla cenere. 
L’ambiente è sicuramente molto degradato, ma noi non ci facciamo intimorire e continuiamo a percorrere corridoi, scale e altri spazi in cerca di qualcosa che ci possa stupire ed emozionare.

Fiori che nascono tra le crepe del cemento

L’emozione è arrivata con il pezzo di Perdispetto. 

Un fiore che può nascere tra le crepe del cemento e che, con ostinazione e coraggio, riesce anche a crescere e sopravvivere in un ambiente ostile, in modo quasi eroico. 

Questo messaggio mi ha accompagnato durante tutta l’esplorazione, un messaggio forte e positivo che infonde coraggio e forza d’animo.

Sulla determinazione, sul coraggio di ricominciare, sulla capacità di rialzarsi dopo brutte cadute, è stato scritto tanto. 

Io vi lascio un passo di un libro che ho letto da poco e che mi è piaciuto moltissimo (e che consiglio vivamente!!)

Sono stata donna in fuga. In me c’era l’inquietudine della partenza, la vulnerabilità del sopravvissuto, camminavo con il passo spezzato. Mi costruivo le ritirate che non ho preso, ho accettato gli allontanamenti che non ho scelto, ho accolto chi è entrato nella mia vita per evadere dalla sua, sono stata fuggiasca e non vincitrice, rincorsa ma perdente. Ora inseguo l’amor proprio, coltivo il piccolo ambizioso progetto di non restare dove non c’è amore. Mi ritaglio lo spazio per ripassare le mie mancanze, e mi affanno a farmi trovare preparata spettatrice del minuscolo che accade. Mi propongo di mantenere inviolata la fame di vivere pienamente. In armonia con quello che c’è, con chi c’è. Cerco la fede senza fede. Lascio la mia vita, per costruire un nuovo pezzetto di terra da abitare, da seminare e far fiorire. Imparo a stare, senza rimpianti, senza voler essere continuamente altrove. Questo è il mio onesto patto da onorare. Il mio piccolo contributo.”

…’Ci sono cose che si imparano nella tempesta, e la disperazione alla fine mi ha permesso di resistere, senza saperlo mi ha reso libera….”

 (‘La donna degli alberi’ di Lorenzo Marone)

…e comunque c’erano veramente delle rose rosse nelle crepe del cemento!!! 

Qwerty

Proseguendo troviamo altre parole, questa volta di Qwerty, vicino ad una grossa voragine nel muro e fra innumerevoli mattoni sparsi sul pavimento.

Il suo è un messaggio che non ha bisogno di spiegazioni e commenti, ma, come lui stesso scrive su Instagram , è ‘un concetto lapalissiano’!!! 

La grinta dei pezzi di Stone, Necos e Hero 

Lasciamo l’aspetto più romantico del viaggio per passare alla grinta e alla forza dei pezzi di Stone, Necos e Hero presenti nei vari edifici della fabbrica, che caricano di colore, vivacità e lettere magnifiche i muri rovinati da anni di incuria e saccheggi.

Di seguito una galleria dei loro pezzi più belli (ovviamente secondo me:-))

Testimonianze di una vita produttiva scomparsa

La fabbrica è stata distrutta, ma anche molto saccheggiata. Nonostante ciò, si possono vedere ancora alcuni strumenti di lavoro, locandine pubblicitarie, resti di appunti presi dagli operai, scaffali ancora pieni di scatoloni. Timidi ricordi di una produzione molto attiva e fiorente in passato, oramai nascosta tra un manto di calcinacci e mattoni sparsi ovunque.

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